lunedì 30 dicembre 2013

Riprenditi Marineo, fare qualunquismo e chiamarlo cittadinanza attiva


di Angela Costa e Fabio Cangialosi
MARINEO. Chi è stato presente agli ultimi due consigli comunali, pochissimi in verità, hanno potuto constatare personalmente l’evolversi della grave crisi interna alla maggioranza del sindaco Barbaccia. Che alcuni presenti scribacchiano appunti sui propri notes ci sembra alquanto superfluo, soprattutto alla luce di quello che poi ricopiano nel loro blog dandosi l'aria di chi fa cittadinanza attiva.
Premesso che non può esserci indipendenza e libertà di pensiero quando si hanno interessi condivisi con... qualcuno, dai locali grillini ci saremmo aspettati atteggiamenti politici e prese di posizioni chiare, nonché proposte e progetti. Quale atto hanno prodotto in questi 6 mesi? Scrivere lunghi e noiosi verbali dei consigli comunali e organizzare una assemblea cittadina sul progetto cimitero? Non abbiamo partecipato a quella iniziativa ritenendola inutile senza la presenza degli artefici della proposta. Il luogo idoneo, dove fare le giuste valutazioni, rimane quindi il consiglio comunale e noi dell’opposizione già nel mese di agosto avevamo presentato una interrogazione, che ha avuto risposte politiche e tecniche insoddisfacenti. Oggi i qualunquisti ci accusano di essere “inciuciati” con chi in questi mesi abbiamo combattuto sul piano politico e morale. Mentre verbalizzavano non si sono forse accorti che il nostro emendamento è passato con il voto del Presidente del consiglio e del consigliere Cutrona, che di tutto possono essere accusati tranne di avere fatto accordi con noi. Ma ci facciano il piacere! Hanno dimenticato di verbalizzare il nostro dissenso all’azione amministrativa, alle scelte di questa giunta, alle accuse del consigliere/assessore Cangialosi e dei firmatari dell’emendamento incriminato (conoscevano bene quello che ruota attorno al progetto “loculi del vecchio camposanto” perché discusso in consiglio dopo nostra interrogazione). Abbiamo sottolineato il nostro voto contrario perché il comune non ha il rating necessario per vedersi finanziato un ulteriore prestito e questa strada avrebbe fatto stagnare il progetto. Abbiamo evidenziato come gli amministratori, se avessero voluto, avrebbero potuto utilizzare parte dell’avanzo d’amministrazione del bilancio 2012 per costruire quei loculi. Ecco dove sta la differenza. Noi abbiamo fatto una scelta propositiva e politica; il gruppo misto indipendente l’ha fatto opportunistica; il resto del mondo - compresi i grillini - che posizione tiene? Dovrebbero farci capire le loro idee in materia. Non basta verbalizzare i consigli e fare populismo e qualunquismo, spacciandolo per cittadinanza attiva. Riprenditi Marineo è nata come forza politica e oggi potrebbe spiegare ai suoi elettori quali azioni avrebbe adottato al nostro posto e il perché avrebbe scartato le altre. Sedere ad ascoltare, fare commenti durante le pause, accusare ora l’una ora l’altra parte perché così “alle prossime elezioni vi facciamo fuori tutti” non è una strategia politica e neppure responsabile attivismo civile. Questa è la differenza tra chi sta all’opposizione, chi in questa spaccatissima maggioranza e chi è rimasto fuori dai giochi e cerca di confondere le acque a proprio vantaggio! Noi del Pd e di Esperienza e rinnovamento, seppur tentati di uscire dall’aula facendo cadere il numero legale, abbandonando Barbaccia e compagni a meditare sul loro triste fallimento, abbiamo ritenuto doveroso, nell'interesse collettivo, dare la possibilità di votare il bilancio assumendosi la responsabilità di continuare o finire la “comica tragedia”. Noi non abbiamo interessi occulti. L’abbiamo sempre ribadito e continuiamo a ribadirlo: il nostro unico interesse è lavorare e fare scelte per la nostra collettività. Ecco perché abbiamo votato contro l’aumento e l’istituzione delle ultime tasse. Ecco perché abbiamo votato a favore delle variazioni al regolamento dell’Imu per agevolare le famiglie. Ecco perché avevamo preparato pochi emendamenti al bilancio, utili e necessari. Noi non abbiamo fatto mai inciuci. È stata la maggioranza che si è divisa e voi che prendete appunti non riuscite a capirlo. Ma di tutto questo, spero, se ne parlerà nell’assemblea cittadina che organizzeremo a breve per le valutazioni politiche e amministrative dei primi sei mesi di mandato.

giovedì 26 dicembre 2013

Papa Francesco: Evangelizzare è rendere presente il Regno di Dio


di Nino Di Sclafani
MARINEO. Come promesso nel mio precedente intervento (leggi), ritorno a parlare degli stimoli suscitati dall’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium. (EG) In particolare cercherò di condividere con i lettori di Piazza Marineo i tratti salienti della parte più corposa del documento che ha suscitato contrastate reazioni da parte di molti osservatori: “La dimensione sociale dell’evangelizzazione”.
“Evangelizzare è rendere presente nel mondo il Regno di Dio”, con questo esordio il papa ribadisce come il ruolo dei cristiani non è esclusivamente votato alla trascendenza, al moto verticale verso Dio, ma necessita dell’instaurarsi di una relazione con i fratelli improntata ai valori del Vangelo. L’annuncio, o “kerygma, possiede un contenuto ineludibilmente sociale: nel cuore stesso del Vangelo vi sono la vita comunitaria e l’impegno con gli altri. Il contenuto del primo annuncio ha un’immediata ripercussione morale il cui centro è la carità.” Quando professiamo la comune figliolanza da Dio Padre non possiamo escludere la fraternità dell’intera famiglia umana, relazione potenziata dall’Incarnazione del Figlio che facendosi uomo, nel luogo e nel tempo degli uomini, “non redime solamente la singola persona, ma anche le relazioni sociali tra gli uomini”. A immagine dell’amore trinitario, la comunione divina deve estendersi a quella umana poiché “non possiamo realizzarci né salvarci da soli.” La potenza di questa affermazione scuote le radici stesse delle nostre consolidate convinzioni. Credevamo che una cheta e sonnolente militanza cristiana, tra messe, rosari e processioni, poteva garantirci il pass per il paradiso. Bergoglio sconvolge questa idea e riecheggia l’interrogativo divino lanciato a Caino “Dov’è Abele tuo fratello?”. Come allora, siamo soliti oggi rispondere di non essere noi i “custodi” dei fratelli, in realtà senza la dimensione orizzontale che ci orienta verso il prossimo a nulla vale il solitario e sterile esercizio di pie pratiche. A conferma di quanto detto il pontefice rafforza il proprio pensiero in EG 179 con numerosi riferimenti biblici, rimarcando come spesso la familiarità di certi brani evangelici, ripetuti meccanicamente, ci distrae dallo loro dirompente forza. Questa tensione prospettica verso il prossimo non deve “intendersi come una mera somma di piccoli gesti personali nei confronti di qualche individuo bisognoso”, bensì ha come obiettivo qualcosa di più grande: la costruzione del Regno di Dio sulla terra. Ciò visto in una prospettiva storica e non relegato ad una proiezione escatologica. Solo se Dio “riuscirà a regnare tra di noi, la vita sociale sarà uno spazio di fraternità, di giustizia, di pace, di dignità per tutti.” Ecco dunque che “tanto l’annuncio quanto l’esperienza cristiana tendono a provocare conseguenze sociali.” Così la Chiesa non può limitare la sua azione a “preparare anime per il cielo” ma ha il dovere di esprimere opinioni finalizzate alla promozione umana, che abbiano come oggetto l’ordine sociale ed il bene comune. “Una fede autentica – che non è mai comoda e individualista – implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo, di trasmettere valori, di lasciare qualcosa di migliore dopo il nostro passaggio sulla terra.” Compito della Chiesa non è quello di surrogare lo stato o la politica, ma ha l’obbligo di stimolare la società sui temi della giustizia e della pace. Da più di un secolo, e precisamente dalla Rerum Novarum di Leone XIII, il magistero è intervenuto sui temi sociali ponendo alla società interrogativi e denunciando storture. Tutti questi contributi hanno formato il corpus della Dottrina Sociale della Chiesa a cui fa continuamente riferimento l’EG. E' indiscutibile che l'uomo sia proiettato verso la vita eterna, vita di pienezza e di incontro definitivo con Dio, ma Egli da Padre buono "desidera la felicità dei suoi figli anche su questa terra", al loro servizio c'è l'intera creazione perché "tutti" possano goderne. Il papa chiude questo gruppo di riflessioni con una sintesi che in questo giorno di Natale ci rende la misura della nostra Speranza: "Amiamo questo magnifico pianeta dove Dio ci ha posto, e amiamo l’umanità che lo abita, con tutti i suoi drammi e le sue stanchezze, con i suoi aneliti e le sue speranze, con i suoi valori e le sue fragilità. La terra è la nostra casa comune e tutti siamo fratelli."

mercoledì 25 dicembre 2013


martedì 24 dicembre 2013

Marineo, dopo uno snervante balletto è stato approvato il bilancio 2013


di Angela Costa
MARINEO. Dopo uno stancante balletto interno alla maggioranza, il consiglio comunale di Marineo approva il bilancio 2013. Il Sindaco può tagliare il panettone, ma arriverà a rompere l’uovo? 
Durante la votazione degli ultimi emendamenti rimasti (alcuni dei suoi il sig. Perrone li ha ritirati) la maggioranza consiliare si è vista sbriciolare, appunto come un panettone, sotto gli occhi di noi consiglieri di opposizione e dei cittadini presenti, testimoni di un altalenante balletto di accuse tra l’assessore Cangialosi, sostenuto dal suo gruppo, e il vicesindaco Greco, sostenuto dall’unico consigliere rimastogli, Piero Cutrona. La situazione si è fatta incandescente sull’emendamento a firma di Perrone, Mancino e Cangialosi che chiedeva di sopprimere il capitolo su un mutuo di 120.000 euro per la costruzione di 50 loculi al cimitero. Cosa ci sia alla base di questa richiesta sarà sicuramente oggetto di prossime sceneggiate che vedremo all'interno di questa maggioranza. Dopo aver accusato il Vicesindaco di insabbiamento di documenti, l’assessore Cangialosi, con parole dure e pesanti, ha evidenziato la grave rottura all’interno della giunta e della sua maggioranza consiliare. Altro che compattezza e collaborazione. L’Assessore ha invitato il sindaco Barbaccia a fare una seria riflessione e, in maniera neppure velata, ha chiesto “la testa” del vicesindaco Greco. In questa situazione precaria e indisciplinata, noi del Pd ci siamo visti costretti ad intervenire sottolineando il disagio che avvertivamo, in un momento così pesante per la nostra comunità, nel non avere la certezza di essere amministrati da un gruppo coeso e affiatato. Abbiamo sottolineato la nostra paura che il Sindaco possa divenire ostaggio ora dell’una ora dell’altra parte politica, e non avere mai la certezza e la libertà delle proprie scelte. La gravissima richiesta dell’assessore Cangialosi ha dato la certezza di quella mancata coesione che noi abbiamo sempre sottolineato. E non bastano le parole del Sindaco che minimizza come al solito la situazione, o dell’assessore Salerno che la tramuta in una dialettica interna alla maggioranza. Gli accordi pre-elettorali stanno saltando e non basta la figura del dott. Barbaccia a fare da paciere. Le forze interne ai consiglieri di maggiorana (la chiamiamo così solo per intenderci meglio) oramai cozzano sempre più spesso. Abbiamo, pertanto, deciso di astenerci dal votare l’esercizio finanziario e non per partito preso, non perché alcuni emendamenti a cui tenevamo ci sono stati bocciati, ma affinché sia la maggioranza ad assumersi la responsabilità di fare andare avanti questa amministrazione. Che si facciano attentamente un esame di coscienza e decidano se è opportuno andare avanti, oppure finire qui questa loro avventura amministrativa. Con queste precise parole ho giustificato l’astensione mia e del consigliere Fabio Cangialosi. Non credo che l’esame di coscienza sia avvenuto, ma hanno votato compatti l’approvazione del bilancio, tra le solite chiacchiere buoniste del Sindaco che fa finta di non capire e giustifica tutto con un “volemoci bene”, unico ruolo a cui è stato chiamato, e dichiarazioni di facciata di coesione e collaborazione tra giunta e consiglieri. Peccato che tra quelli presenti nessuno ci ha creduto.

domenica 22 dicembre 2013

Tares, bollette in arrivo: stangata natalizia per le famiglie di Marineo


di Angela Costa
MARINEO. Bollette Tares ricevute dalle famiglie a ridosso delle feste di Natale e rincari da capogiro, eppure i costi del servizio non sono aumentati rispetto al 2012.
Come era prevedibile, dopo questo regalo di fine anno dell’amministrazione comunale, in paese c'è forte malcontento e agitazione. Noi consiglieri del Pd ed Esperienza e rinnovamento avevamo cercato di evitare tutto ciò, proponendo di lasciare anche per il 2013 la vecchia Tarsu, come consentito dalla legge, con la sola maggiorazione dei 30 centesimi che spettano allo Stato. Avremmo avuto un aumento fisiologico della bolletta (una media di 30 euro a famiglia) ma sicuramente ben lontano dalle cifre astronomiche che stiamo vedendo in questi giorni. La maggioranza consiliare non ha voluto ascoltare la nostra proposta adottando, invece, un provvedimento che va soprattutto contro le famiglie e i commercianti. Il vicesindaco Antonino Greco nei giorni scorsi aveva dichiarato che l'aumento avrebbe colpito solo 181 nuclei familiari. Nei prossimi giorni, quando circa 2.000 famiglie si recheranno a protestare al Comune, avrà modo di rendersi conto del disastro sociale provocato. Infatti, subiranno il salasso natalizio: 686 famiglie con due componenti, 521 con tre componenti, 527 con quattro componenti e 181 con oltre cinque componenti, per un totale di 1.915 bollette che mediamente superano le 500 euro di spesa. E’ questa la politica della nuova amministrazione per le famiglie?

venerdì 20 dicembre 2013

Marineo, dure polemiche in Consiglio: passa l'ementamento per la Villa


di Angela Costa
MARINEO. Nel corso del Consiglio comunale di mercoledì 18 i gruppi del Pd ed Esperienza e rinnovamento abbiamo presentato quattro emendamenti importanti e necessari a dare risposte a problemi urgenti per la nostra comunità.
Uno ha avuto il voto negativo della maggioranza tutta (aumentare di 2000 euro il capitolo per la Scuola) e uno il voto favorevole del gruppo Gmi (stanziare 5.000 euro per i lavori alla Villa comunale). Gli altri due emendamenti, quelli “grossi” per intenderci, che prevedono di rimborsare il costo del viaggio a 30 persone che hanno partecipato al Gemellaggio in Francia (come si è sempre fatto negli ultimi 30 anni) e quello di finanziare la messa in sicurezza della Strada che porta alla scuola materna del Gorgaccio saranno discussi lunedì 23. Per il primo abbiamo avuto il sostegno del consigliere Mancino che ha ritirato il proprio, per il secondo crediamo che l’importanza dell’iniziativa possa trovare il consenso anche di altri consiglieri comunali perché le cifre possono essere impegnate velocemente. Unico emendamento che non ha trovato il parere favorevole dei funzionari (come era prevedibile) è stato quello “politico” di impinguare il capitolo dei Servizi sociali (per il Servizio civico) di 8.000 euro prelevando le somme dal capitolo delle indennità degli amministratori. Avevamo chiesto al Sindaco Barbaccia di mantenere la promessa fatta in campagna elettorale e destinare il 50% della propria indennità alle famiglie più indigenti, tramite l’unico mezzo trasparente e corretto che un amministratore deve usare. Lo avrebbe potuto fare immediatamente con delibera di Giunta esecutiva. Apriti cielo! Mi sono ritrovata a dover spiegare a chi guida il nostro paese come funziona la gestione dei Servizi sociali, tra lo sguardo imbarazzato dell’assessore Salerno, i sorrisini sornioni di qualche funzionario e l’incredulità di qualche spettatore e di pochi consiglieri che hanno visto il Sindaco perdere l’abituale calma con attacchi e frasi improprie. Senza però dare la risposta che tutti volevamo: deliberare la rinuncia al 50%. Così abbiamo ritirato l’emendamento. Abbiamo poi rinviato a lunedì 23 l’approvazione del bilancio di previsione 2013. Abbiamo in scaletta ancora qualche emendamento del gruppo Gmi. Alcuni condivisibili, altri assolutamente no. Qualcuno ha visto nei nostri atteggiamenti e nelle nostre azioni motivo di “avvicinamento” con i due gruppi di maggioranza. Noi abbiamo semplicemente portato avanti le nostre idee, modificandole in itinere per una sola motivazione: potere rispondere alle necessità dei nostri concittadini. Spero e confido nella volontà degli altri consiglieri di trovare delle motivazioni valide per votare le nostre due proposte. Per il resto delle scottanti questioni noi, come il resto del paese, aspettiamo l’evolversi delle situazioni e dei problemi interni alla maggioranza. L’unico giudizio personale in merito alla questione mi riservo di dirlo la prossima settimana, dopo la conclusione del Consiglio e l’approvazione del bilancio.

giovedì 19 dicembre 2013

Marinesi in America: sogno americano di Ciro Salerno e Cristina Guarneri


di Ciro Guastella (J. D'Arcangelo-Salerno)
NEW YORK. Janet D'Arcangelo-Salerno nel suo studio medico di Darien, Connecticut, chiara in mostra tiene una cassetta di legno che all'interno contiene alcune spazzole ed uno straccio. Apparteneva al padre Andrea che da ragazzo, fra tanti altri umili lavori, era stato anche un lustrascarpe ambulante.
Il nonno di Janet, Ciro Salerno classe 1864 contadino, nel 1902 con il passaporto emesso dal regno di Sua Maesta Vittorio Emanuele III, Re d'Italia, come tanti altri marinesi di quei tempi, lasciava il paese per recarsi a trovare un lavoro nel nuovo mondo. L'America era diventata per tanti la speranza per un futuro migliore. Nel 1905, la moglie Cristina Guarneri, nata il 25 Dicembre del 1871 a Marineo, assieme ai tre figli Grazia, Giuseppe e Michelangelo andava a riabbracciare Ciro Salerno che aveva preso residenza sulla Elizabeth Street della Little Italy di New York. Durante la loro vita in America la coppia marinese metteva al mondo altri 5 figli, Anna, Cira, Frances, Lily ed Andrea (Lily moriva a 4 anni). Ciro e Cristina hanno avuto in totale 8 figli. Nessuno dei maschi ha avuto figli che potessero portare avanti il nome Salerno. Due figlie sposavano nelle famiglie Lo Faso e La Barca entrambe marinesi. Gli eredi della coppia Salerno si sono moltiplicati ed oggi arrivati alla quinta generazione. Se Ciro e Cristina dovessero guardare giù dal cielo sarebbero orgogliosi di aver dato vita a generazioni di uomini e donne con la passione per la vita e l'onestà che distingue la gente di fede. Vedrebbero: poliziotti, postini, segretari, ferrovieri, orologiai, sarte, casalinghe, tassisti, antiquari, ingegneri, idraulici, assistenti sociali, camionisti, commercialisti, investigatori, tecnici dell'informatica, cuochi, ristoratori, dolcieri e professori universitari. Indubbiamente un gruppo molto variegato. Quando Janet arrivò a Marineo, ritenuto il paese di "sua appartenenza, nel 2011, fu accolta calorosamente da tutti quelli che ha incontrato. Se Ciro e Cristina volessero ancora guardare giù dal cielo, quest'anno osserverebbero tre generazioni dei Salerno che visiteranno Marineo: Janet e la figlia Jane con i suoi due figli, per un viaggio unico nella loro vita. Janet, con il gruppo familiare, vuole camminare nelle strade percorse dai nonni, visitare la Chiesa madre, il Castello, salire sulla Rocca e possibilmente trovare il terreno dove il nonno Ciro coltivava la terra! E' un suo desiderio quello di voler dare anche ai suoi eredi una esperienza da conservare nella loro memoria. Infatti, lei riesce a conservare magnifiche memorie, dolcemente descrittive di tutti i componenti della famiglia. Ovviamente, l'orgoglio di Janet D'Arcangelo-Salerno è dovuto all'esempio tramandato ai figli ed ai nipoti da parte di Ciro Salerno e Cristina Guarneri. Ecco cosa dice: "Mio nonno Ciro era un uomo allegro e di cuore generoso. Non so che tipo di lavoro facesse (propabilmente nel ramo delle costruzioni), amava immensamente la musica lirica e con i suoi risparmi comprò un piano per riprodurre musica attraverso i rulli con le note pre-incise. Mio padre Andrea aveva soltanto 13 anni quando suo padre morì e per lui fu un'enorme perdita. Il carattere di mio padre maturò esattamente come quello di suo padre: stessi ideali, passione ed amore per la musica". "Mia nonna Cristina Guarneri fu costretta a trovare un lavoro in qualità di portinaia del fabbricato dove viveva con il privilegio di pigione a gratis. Mio padre aiutava a pulire i pavimenti e le scale dal momento che i fratelli più grandi avevano trovato lavoro. Zio Giuseppe era diventato autista di taxi e zio Michelangelo si era sposato, aveva lasciato la moglie, si era poi risposato e trovato lavoro in California. Mio padre amava dire: la cosa più brutta nel vicinato era di essere il figlio di una portinaia". E prosegue: "Mio padre, era il più giovane della famiglia ed anche se forte era anche un tipo molto gentile ed affezionato, aveva abbandonato la scuola e per cominciare da ragazzo a lavorare in una macelleria, dove imparò presto il mestiere. Lavorava sodo da impiego ad impiego per migliorare le sue condizioni e poi sposò Palma Galiero, di origini napoletane. Spesso mio padre sentiva di non aver vissuto in pieno la sua giovinezza. Servì nelle forze armate durante la seconda Guerra mondiale. Costruì, in seguito, una residenza estiva sul lago nella comunità di Putnam County, dove la famiglia passava le vacanze. Finalmente aveva trovato un buon impiego nel reparto atletica-educazione fisica di una scuola privata a New York, dove venne riconosciuto per la sua intelligenza e capacità: gli venne assegnata una borsa di studio che gli permise di proseguire gli studi che aveva interrotto da ragazzo. Ma la sua vera opportunità arrivò quando superò gli esami per essere assunto in qualità di poliziotto nella Città di New York, occupazione che per tradizione era riservata a gente proveniente dall'Irlanda. In pochi anni fu promosso con il titolo di Sergente. Quindi i miei genitori sono stati quelli di una grande generazione che teneva agli alti valori ed alle responsabilità assunte. Quando sono partiti per sempre verso la Florida, li ho osservati: andavano felici diretti verso l'imbarco aereo, tenendosi per mano. Dopo aver lavorato per una vita con il sudore della propria fronte, si preparavano a trascorrere un meritato riposo. Mi sentivo orgogliosa di loro, in quel momento pieno di emozione! La loro vita continuava sicura, senza dare fastidio o essere di peso ad altri. Pensavo quanto anch'io vorrò lasciare i mie figli in quella serena condizione mentale...! Nel 2007, due anni prima della sua morte, mio padre aveva trovato l'ispirazione di scrivere un libro sulla sua vita. Di recente mi è pervenuto il manoscritto e mi propongo di trascrivere la storia di uno dei componenti della bella famiglia Salerno di Marineo".

mercoledì 18 dicembre 2013

Charles DeLisi, in un manoscritto la vita del padre del Progetto Genoma Umano


di Ciro Guastella
NEW YORK. Proprio ieri ci siamo incontrati a pranzo con il dottor Charles DeLisi e moglie Noreen e con la dottoressa Janet Salerno Guarnieri D’Arcangelo e la figlia Nina Kateri D’Arcangelo. 
Sia il dott. Charles e moglie che la dott.ssa Janet hanno manifestato il loro desiderio di ritornare a Marineo e rivisitare i luoghi a loro tanto cari. DeLisi ci ha illustrato un suo manoscritto che descrive la sua infanzia e crescita nel Bronx di New York e le sue esperienze e studi che lo hanno portato all’apice del successo di una fortunata carriera scientifica. La storia propone un retroscena che rivela gli eventi di un amore che si è ripresentato a distanza di molti anni con la sua compagna di oggi Noreen. Noreen contribuisce con un suo capitolo descrivendo con soave dolcezza la relazione con il Professore. L’opera verrà tradotta in Italiano ed eventualmente proposta per la pubblicazione. Il dott. DeLisi ha, inoltre, in mente qualche idea che potrebbe stimolare l’interesse dei giovani marinesi, oltre allo studio della lingua inglese suggerisce dei corsi formativi di preparazione per usufruire delle opportunità che il mondo del cyberspace potrebbe offrire. A fine incontro, la dott.ssa Janet Salerno Guarnieri D’Arcangelo ci ha donato delle pergamene con la seguente dicitura: "Ciro Guastella – Dott. Charles e Noreen DeLisi. Durante il cammino della nostra vita, in un luogo a noi comune, vi abbiamo incrociato e, malgrado non c’era alcun grado di parentela, ma semmai una affinità che ci lega alle nostre origini. Questa occasione riaccende l’intensità dell’affetto fra di noi amici. Voi siete parte della mia storia che splendidamente rimane intessuta con i fili d’oro che anche voi provvedete. Perciò vi ringrazio, questo accade fra la gente di fede. Con affetto".

martedì 17 dicembre 2013

I 77 anni di Papa Francesco e una riflessione sull'Evangelii Gaudium


di Nino Di Sclafani
MARINEO. Oggi, 17 dicembre 2013, Papa Francesco compie 77 anni. Sarà il suo primo compleanno da successore di Pietro alla guida della Chiesa cattolica.
C'è da ringraziare la volontà divina, che si espressa con la decisione del Conclave, per averci donato come comunità ecclesiale una figura così grande nelle virtù evangeliche che più contano: umiltà, servizio, misericordia e, soprattutto verità. La Chiesa necessita, in questi anni difficili, di rendersi presente e vicina ai deboli, ai poveri, agli emarginati, non solo con l'aiuto materiale e caritatevole che l'ha sempre contraddistinta; urge sempre più porsi delle domande sulla condizione sociale ed economica in cui versa la stragrande parte dell'umanità. Domande che necessitano risposte, ferme e determinate, senza edulcorazioni diplomatiche volte ad ingraziarsi i potenti di turno. Un segno del cambiamento di mentalità viene dall'Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium di recente indirizzata da papa Bergoglio ai cattolici. Un testo innovativo che, riprendendo molti dei contenuti della dottrina sociale della Chiesa, offre numerosi spunti di lavoro per tutti i cristiani. Si tratta di un documento ampio ed articolato su cui mi riprometto presto di tornare per condividere assieme ai lettori di Piazza Marineo la ricchezza e la carica profetica delle riflessioni del papa. In molti ambienti il testo dell'esortazione ha avuto un'accoglienza fredda e distaccata con casi estremi di vera e propria ostilità. Il giornalista Rush Limbaugh, esponente del Tea Party, (componente ultra conservatrice del partito repubblicano americano) ha definito il papa "ipocrita e marxista" per le critiche mosse al liberismo sfrenato che causa la povertà e lo sfruttamento dei deboli. In effetti, alla luce dei 400 milioni di dollari che il giornalista guadagna per condurre la sua trasmissione radiofonica, è comprensibile l'irritazione. Bergoglio, però, dal canto suo, ha prontamente risposto alle accuse in una recente intervista sulla Stampa precisando che "L'ideologia marxista è sbagliata. Ma nella mia vita ho conosciuto tanti marxisti buoni come persone, e per questo non mi sento offeso." Impegnandomi a ritornare sui temi trattati nell'esortazione apostolica "Evangelii Gaudium" auguro al nostro Papa Francesco di potere a lungo essere guida della nostra Chiesa e di continuare ad esprimere con libertà la prorompente speranza che viene dal Vangelo di Gesù Cristo. Auguri Santità.

Marineo, torna a riunirsi il consiglio comunale per votare il bilancio 2013


di Piazza Marineo
MARINEO. Mercoledì 18 dicembre, alle ore 19.15, torna a riunirsi il consiglio comunale di Marineo.
La seduta avrà all’ordine del giorno l’approvazione del bilancio di previsione per l’esercizio 2013, il bilancio pluriennale 2013-2015 e la relazione previsionale e programmatica triennale. Tra gli emendamenti presentati dai due gruppi di minoranza (Pd ed Esperienza e rinnovamento) per la discussione in aula: la sistemazione della strada di collegamento della scuola dell’infanzia in contrada Gorgaccio, la concessione di un contributo straordinario alla istituzione scolastica in sostegno del gemellaggio con la Francia e la costituzione di un fondo per mantenere il servizio civico.

lunedì 16 dicembre 2013

Marineo, secondo incontro a scuola: i disturbi dell’apprendimento


di Piazza Marineo
MARINEO. Martedì 17 dicembre, alle ore 16.30, presso il teatrino della scuola elementare di Marineo, secondo incontro organizzato da Radio Studio Centro su "Giovani e famiglie: insieme per capirci qualcosa…"
Tema della conferenza: "Nei panni del bambino: dislessia, discalculia, disortografia, disgrafia, ovvero il complesso mondo dei disturbi specifici dell’apprendimento". Nel corso dell'incontro gli esperti parleranno delle problematiche relative ai disturbi specifici dell’apprendimento e dei trattamenti che possono essere avviati. Interverranno: la dott.ssa Gianna Adelfio e la dott.ssa Rita Mascellino del servizio di neuropsichiatria infantile dell’Asp 6 di Palermo; l’insegnante Maria Daniela Cangelosi; il dott. Carlo Greco e la dott.ssa Francesca Salerno. Modererà il dibattito Maria Antonina Rubino. La conferenza sarà riproposta sulle frequenze della radio domenica mattina.

domenica 15 dicembre 2013

San Ciro Society di Garfield, premio onorario a Viola Ingui e Tony Patti


di Piazza Marineo
MARINEO. Congratulazioni a Viola Ingui e Tony Patti che hanno ricevuto un premio onorario per il loro duro lavoro, dedizione e devozione per la San Ciro Society di Garfield (New Jersey).

mercoledì 11 dicembre 2013

Scuola Gorgaccio, cinque consiglieri propongono l'allargamento della strada


di Piazza Marineo
MARINEO. I genitori che accompagnano i bambini alla scuola materna (plesso Gorgaccio) quotidianamente rimangono imbottigliati in un caotico traffico, che peggiora nei giorni di pioggia o in coincidenza di particolari attività scolastiche.
Per risolvere il problema, i cinque consiglieri comunali del Pd e di "Esperienza e rinnovamento" hanno predisposto un emendamento al bilancio di 20mila euro per finanziare un intervento urgente che consenta l’allargamento della strada nei due sensi di circolazione, ricavando anche uno spazio per la sosta di emergenza. «Giace negli uffici comunali un progetto redatto durante la passata amministrazione – dicono i consiglieri – che necessità solo della copertura finanziaria. Il bilancio, già la prossima settimana, sarà discusso in consiglio comunale, ma la cifra per realizzare i lavori non è stata ancora inserita. Così abbiamo proposto un emendamento, reperendo le somme necessarie da altri interventi meno necessari ed urgenti. Adesso speriamo di trovare tra i consiglieri di maggioranza la stessa sensibilità e disponibilità a risolvere un oramai irrimandabile problema che coinvolge numerose famiglie di Marineo».

martedì 10 dicembre 2013

Il miraggio della terra in Sicilia: 10 dicembre 1893, strage di Giardinello


di Pippo Oddo
Il 10 dicembre verso mezzogiorno, a Giardinello «un gruppo di persone sbucò improvviso dalla via ove aveva sede il Fascio [costituito nel mese di ottobre] con alla testa il presidente dello stesso, Di Piazza Vincenzo, ed ingrossatosi con individui di ogni età e di ogni sesso che uscivano dalla chiesa dopo la messa domenicale, si avviò alla piazza principale, ove da un lato esiste la casa municipale, di fronte quella del sindaco sig. Angelo Caruso […], e da un lato quella dei congiunti di costui. Quivi furono emesse grida di: Viva il Fascio, abbasso le tasse e le guardie campestri. 
Il sindaco non ammettendo importanza a siffatte dimostrazioni, ridendo si affacciò al balcone e consigliò la calma, ma la moglie di lui commise l’imprudenza di gettare sulla folla un catino d’acqua». Successe il finimondo. I dimostranti «corsero alla vicina casa municipale, ne abbatterono la porta ed invasi i locali, gettarono sulla via e incendiarono mobili e registri […]. Impossessatisi quindi della bandiera e di due quadri rappresentanti la famiglia reale, i tumultuanti si diedero a percorrere le vie principali del paese». Un carabiniere corse a Montelepre a chiedere rinforzi, che non tardarono a venire: «il tenente dei Bersaglieri Sig. Cimino raccolse 23 dei suoi soldati e 6 carabinieri ed accorse a Giardinello, prendendo posto sul lato chiuso della piazza, avendo a destra la casa comunale, a tergo quella di Caruso Francesco, fratello del sindaco, ed a sinistra quella di costui e del comandante le guardie campestri Di Miceli Eugenio. Tornata in piazza la folla tumultuante, l’ufficiale tentò più volte di calmarla e di scioglierla, ma alle ripulse e alle grida minacciose ordinò di porsi nella posizione di crociat Arm. In questo momento si udì un colpo di fucile, che il tenente credette esploso casualmente da un bersagliere, e colpito alla tempia destra cadde fulminato un certo Iacona Salvatore». Fu l’inizio di una carneficina. «Rimasero sul terreno sette cadaveri e diciannove feriti. Il tenente fatto subito cessare il fuoco, si ritrasse alquanto fuori del paese, sempre inseguito dalla folla, che malmenò il brigadiere rimasto un poco indietro. Durante la ritirata furono intese altre detonazioni provenienti dalla folla, furono le fucilate che uccisero i miserandi Nicosia Gaetano messo municipale [e guardia campestre] e la moglie di lui. Uscito quindi da una porta posteriore, unendosi alla guardia campestre Sgroi Francesco ed al Castaldo del Sindaco, Sgroi Antonino, coi quali tirò altri colpi sulla folla dal pianterreno della casa, mentre il Sindaco era stato chiuso dai suoi familiari in una camera del piano superiore. È stato inoltre indubbiamente stabilito che anche dalle case di Caruso Francesco fratello del sindaco partirono altri colpi sparati da lui e dai suoi figli. È rimasto assodato che quando la folla lanciò sassi contro le case del sindaco, il di costui nipote Di Miceli Eugenio da una finestra della propria casa sparò i primi colpi sui tumultuanti […]. Infine rimase provato che dei morti in quella dolorosa congiuntura, cioè nove durante il tumulto e due dopo, 6 individui furono uccisi dai colpi sparati dalle case del capo delle guardie campestri, del sindaco e del fratello di costui, non che da certo Sgroi Gaspare appaltatore dei dazi di consumo di Giardinello». Vale la pena di aggiungere che la richiesta di riduzione di alcune tasse (focatico, vetture e dazi di consumo) «e la soppressione delle Guardie campestri compreso il Comandante di esse, Di Miceli Girolamo, e Gaetano Nicosia», erano state richieste dal presidente del Fascio dei lavoratori ad ottobre. «Il sindaco, pur non nascondendo l’impossibilità dell’esaudimento dei voti del Fascio, promise farsene interprete presso il Prefetto onde ottenere quanto era legalmente possibile». Dall’indomani le manifestazioni contro le manipolazioni dei tributi locali si estesero in molti comuni e i Fasci non sempre riuscirono a controllarle, anche perché la miccia della discordia, innescata dalla caduta del ministero Giolitti, aveva cominciato ad erodere la già faticosa unità del Comitato centrale e la sua capacità di dare la linea alle sezioni territoriali.

lunedì 9 dicembre 2013

Giornale "La Rocca" di dicembre, da martedì in distribuzione a Marineo


di Piazza Marineo
MARINEO. Da martedì in distribuzione il numero di dicembre del giornale "La Rocca".
Il periodico edito dalle Fondazioni Culturali “G. Arnone” sarà disponibile nelle edicole e in alcuni esercizi commerciali di Marineo. Hanno collaborato a questo numero: Giovanni Perrone, Antonino Trentacosti, p. Leo Pasqua, Margherita Ferrantelli, Marco Farina, Tommaso Salerno, Franco Vitali, Nuccio Benanti, Nino Di Scalfani, Michele De Lucia, Chiara Calderone, Antonietta Zuccaro e Laura La Sala.  Leggi in pdf: LaRoccaDicembre2013.

venerdì 6 dicembre 2013

La panchina di Guastella. Ring 8 e la grande distrazione di Charles Vari


di Ciro Guastella
NEW YORK. Alcuni anni fa facevo parte a diverse organizzazioni, una di queste era “Ring 8”, un’associazione che si propone il benessere fisico ed economico degli ex pugili professionisti che hanno calcato il quadrato competitivo. 
A questo Club fanno parte, industriali, professionisti, ex pugili e gente comune che ama lo sport pugilistico ed è interessata ora a contribuire attraverso la raccolta di fondi, per aiutare quei pugili che possono trovarsi in difficoltà fisiche o economiche. Alle riunioni mensili partecipano come ospiti ex pugili dal calibro di Floyd Paterson, George Forman, Vito Autofermo, Sugar Ray Robinson, Emile Griffith ed altri. Il loro motto è: “Boxers che aiutano boxers.” E’ noto che lo sport pugilistico ha un gran numero di appassionati che segue la competizione fra due uomini che sul ring non hanno altro che la loro strategia e forza fisica, ed è appunto da ciò che imparano a dipendere esclusivamente. Non hanno altre alternative e non possono che limitarsi a queste risorse, al punto da ignorare di munirsi di una assicurazione medica e finanziaria per il loro futuro. Per molti questo sport è considerato violento e propongono delle leggi e regole per minimizzare le conseguenze dannose subite dai pugili che si contendono la vittoria. Ma c’è sempre stata sete di mettere alla prova gli uomini uno contro l’altro. Ai tempi degll’impero romano, non solo lo spettacolo era osservato per la lotta fra i gladiatori, ma perfino questi contro animali feroci fino alla morte, e per il popolo romano questo era un divertimento che la loro cultura sanzionava. All’inizio di una riunione al “Ring 8” che si tiene al ristorante di Tony Mazzarella, “The Crabhouse” a Long Island City di New York, veniva come di consueto osservato un minuto di silenzio in memoria dei pugili scomparsi e veniva menzionato Charles Vari. Avevo conosciuto molti anni prima e poi perso di vista Charles Vari, la moglie Stella e la figlia Rosanna. Charles proveniva da un paese della provincia di Bari e sin da giovane si era inserito come dilettante nel mondo pugilistico delle palestre newyorkesi, avendo managers di talento che lo spingevano alla competizione professionale. Molte furono le lotte sul ring mentre aspirava al titolo di campione dei pesi medi, ma con gli anni le tracce del pestaggio sul suo corpo gli pesavano al punto di fargli eventualmente cedere i guantoni. Charles trovò impiego come “pressatore” in una sartoria di abiti da uomo. Da Brooklyn ogni mattina prendeva l’autobus che lo portava a pochi passi dal lavoro a Manhattan. La moglie Stella, a causa della distrazione mentale di Charles, ogni mattina con cura gli preparava la colazione da portare con se, gli indumenti puliti da indossare, perfino la cravatta annodata, chiavi, portafoglio e le monete sufficienti per la tariffa andata e ritorno dell’autobus. Una mattina, mentre scendeva dall’autobus pieno di gente, Charles sentì che un tizio con il proprio corpo l’aveva urtato di fianco. Palpatosi la tasca, Charles si rese conto che gli mancava il portafoglio, mentre guardava l’uomo allontanarsi in fretta, gli gridò di fermarsi. L’altro, vedendosi inseguito cominciò a correre e Charles ad inseguirlo, fino a quando dopo alcuni isolati riuscì a raggiungerlo intimandogli di dargli il portafoglio “sennò ti spacco il muso!”. L’altro, osservando la stazza minacciosa di Charles, gli diede il portafoglio. La sera, arrivato a casa, la moglie Stella gli disse: “Charles, questa mattina ti sei dimenticato di metterti in tasca il portafoglio!”.

giovedì 5 dicembre 2013

Il linguaggio del sangue, filo rosso che lega l'ordito dell'intera vicenda umana


di Pippo Oddo
MARINEO. Nell'agosto 1308 passa a miglior vita, nella mistica provincia umbra, la badessa suor Chiara di Montefalco dell'ordine di Sant'Agostino. Da anni nota come suor Chiara della Croce (perché convinta di ospitare il Crocefisso dentro il cuore), la Nostra gode pure fama di beata allorché cessa di vivere.
Logica vuole, quindi, che le sue spoglie mortali siano imbalsamate per essere additate ai fedeli dei secoli a venire. Ma nessuno se la sente, al convento, di affidare la delicata operazione a un barbiere cerusico: trovano, insomma, sconveniente, le pie monache agostiniane, che le carni verginali della santa madre siano «toccate da uomo alcuno». Che fare, allora? Coperte dalle brume della notte, mentre il resto delle suore è già in braccio a Morfeo, quattro religiose prendono il coraggio a due mani e, armate di rasoio, si recano all'oratorio. Spogliano «con ogni riverenza maggiore» il santo corpo, lo aprono e ne estraggono il cuore e tutte le interiora». Ma passerà ancora più di una settimana perché suor Chiara possa essere imbalsamata a regola d'arte dalle stesse suore (con i balsami e i consigli di uno speziale incaricato dal convento, e con tanto di autorizzazione della Curia di Spoleto). «Può sembrare sconcertante alla moderna sensibilità – osserva a tal proposito Piero Camporesi – la disinvolta familiarità con cui le monache di Montefalco aprivano cadaveri, tagliavano interiora, cuore, fegato, bile, sezionavano organi, trapanavano crani, estraevano e imbalsamavano carni, spolveravano mummie, dischiudevano e richiudevano casse mortuarie ritornando in contatto con cadaveri annosi. Ma le Montefalco erano ovunque innumerevoli». All'origine di tanta macabra intraprendenza c'era, nel nostro caso, la morbosa curiosità di rintracciare la croce di Cristo dentro il cuore della defunta badessa. Lo trovarono, ancorché in miniatura e sotto forma di sangue raggrumato. O perlomeno così si legge in uno scritto del Seicento. A volerci credere, dentro quel cuore pietoso, c'erano pure, anch'essi miniaturizzati, gli altri strumenti del martirio di Cristo (frusta, chiodi, colonna, ecc.). E si rinvennero persino i segni della Santissima Trinità, in un altro ricettacolo del corpo e nella vescica del fiele. Per di più, all'atto della imbalsamazione, cioè dieci giorni dopo il decesso, il sangue trovato nel cuore era ancora «di colore rosso, come appunto è il colore del rubino». Conservato in un vaso, quel liquido vermiglio è rimasto per secoli così, salvo a ribollire d'improvviso «terribilmente» per segnalare lutti, catastrofi, guerre o epidemie. Sangue glorioso, dunque! Come quello di San Gennaro che, con spettacolarità tipicamente partenopea, si liquefa ogni 19 settembre sotto gli occhi commossi di una marea di Napoletani e di telespettatori di tutto il mondo. Gloriosissimo, anzi preziosissimo, è il sangue di Gesù Cristo. È oggetto di devozione fin dal Medioevo, da quando cioè cominciò a circolare il Vangelo apocrifo di Nicodemo e fiorì la leggenda del Santo Graal, ossia del calice usato nell'Ultima Cena, che Giuseppe d'Arimatea avrebbe portato in Occidente. La Festa del Prezioso Sangue di N.S. Gesù Cristo fu però istituita dalla Santa Sede solo nel 1582 e limitatamente alla diocesi di Valencia in Spagna. Nel 1822 la nuova celebrazione liturgica fu estesa a tutta la cristianità, grazie all'impegno spasmodico di san Gaspare del Bufalo, fondatore della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue. Dal 1914 la festa cade il 1° luglio. Ma non è solo questo il momento dell'anno in cui i Cristiani venerano con particolare solennità il sangue versato da Gesù per redimere il genere umano. Basti pensare alle manifestazioni pasquali che tuttora si svolgono nella strade e nelle piazze del Sud. «In quasi tutti i paesi meridionali – nota Luigi Maria Lombardi Satriani – la visita al "Sepolcro", la veglia in Chiesa, la processione con la Croce al Calvario, quella con Cristo deposto dalla Croce, raffigurato con piaghe nel Meridione d'Italia «ogni anno la cultura folklorica presentifica un modello di Dolore e di Riscatto», connotato dalla presenza del sangue di Gesù Redentore. La stessa cosa fa la Chiesa, cattolica e ortodossa, tutte le volte che il prete dice la messa. Cos'altro significherebbe, infatti, la santa messa, se non il sacrificio del corpo e del sangue di Gesù Cristo che, sotto forma di pane e di vino, viene rinnovato dal sacerdote sull'altare? Adesso non più, forse, ma nel passato il mistero della transustanziazione del vino in sangue eccitava, soprattutto nel celebrante, atteggiamenti parossistici, di una morbosità incredibile. Se tanti preti di campagna, particolarmente smunti, si colorivano in viso durante la consacrazione del vino, san Filippo Neri, che pure era uno dei padri della riforma della Chiesa, «lambiva e succhiava con tale effetto il calice che parea non si sapesse staccare da quello, avendo consumato nell'orlo non solo l'indoratura, ma ancora l'argento e avendovi lasciato impressi insino i segni de' denti». Forse anche per questo il sangue che gli scorreva sovente copioso dal naso e dalla bocca veniva raccolto dai fedeli. Anche per questo alle pezze imbevute dal suo sangue è stato attribuito più d'un miracolo. Non si sbagliava il compianto Camporesi nel sostenere che il mistero del sangue ha stimolato per millenni «una vena inesauribile di miti, credenze, fantasie, leggende, superstizioni, fascinazioni magiche. In questo vermiglio brodo, cultuale prima che culturale, incubarono cosmogonie, fedi religiose, raptus mistici, precetti etici, dottrine mediche, comandamenti e tabù, statuti e prammatiche etico-civili. Da questo tiepido fluido sgorgarono la storia sacra e quella profana dell'umanità sempre immerse in un mare di sangue». Succo della vita, filo rosso che lega l'ordito dell'intera vicenda umana e del suo rapporto con la natura, il sangue è elemento primigenio di ogni cultura, a cominciare da quella contadina. Tra sacro e profano, fascino e orrore, ansie salvifiche e pratiche autolesioniste, nelle campagne del Sud il suo linguaggio accompagna l'individuo dal primo vagito all'ultimo rantolo; ne determina i comportamenti in ogni fase dell'esistere. Lu sangu fa murmuru, attesta un'antica massima siciliana ricordata da Luigi Maria Lombardi Satriani in un pregevole saggio di cui è autore insieme a Mariano Meligrana: Il ponte di San Giacomo. L'ideologia della morte nella società contadina del Sud. Essa ribadisce «l'obbligatorietà della vendetta nei confronti dell'uccisore che solo potrà placare il mormorio del sangue dell'ucciso». Ma il sangue non connota solo negativamente l'identità meridionale. Lu sangu min si pò fari acqua, recita un'altra massima, per ricordare che, tra parenti, su ogni disaccordo trionfa sempre la solidarietà. Lo stesso imperativo etico regola il comparatico, quella sorta di parentela spirituale che si instaura tra i genitori di un bambino e chi lo tiene a battesimo o a cresima: cumpari e cummari si considerano quasi parenti, più che parenti, in certi casi. Nell'antico carnevale della Contea di Modica c'era addirittura un giovedì dedicato alle cummari. In quell'occasione nelle famiglie contadine si uccideva il maiale e, quasi a voler rinsaldare un vero e proprio patto di sangue, le cummari si scambiavano costolette, interiora e sanguinacci, che erano «e son tuttora – scriveva nella seconda metà dell'Ottocento Serafino Amabile Guastella – doni accolti con sincera effusione». Ai nostri giorni non credo che ci sia più una sola persona che regala sanguinacci a parenti o amici. Ma qualcuno continua a mangiarli, visto che sono in vendita in talune "carnezzerie" della Sicilia interna e degli stessi quartieri popolari di Palermo. Si trovano sicuramente nelle Madonie, dove i rituali profani del sangue hanno una tradizione antica quanto la storia dell'insediamento umano in quelle contrade. Quasi scomparso è nella nostra isola l’uso di uccidere il maiale in ambito domestico. Rimane forse qualche labile traccia in pochi paesi di montagna. La stessa cosa avviene fuori della Sicilia e sicuramente nel Potentino. «Una tradizione che resiste, ancora a Gallicchio, anche se limitata a poche famiglie, è l’uccisione del maiale», si legge infatti sul web. «Il suo sacrificio simboleggia per un verso la morte, la violenza e la sofferenza, dall’altro la vita che si rinnova: i 3-4 giorni di abbondanza che seguono la sua uccisione danno conforto e speranza per il futuro. Nelle fredde mattine d'inverno il maiale viene prelevato dal porcile dal proprietario con l’aiuto dei famigliari e di alcuni amici. Legato per il grugno viene trascinato verso il luogo scelto per la macellazione dove in un grande calderone nero, sta bollendo dell' acqua. Tocca a una persona esperta recidere con un coltello, lungo e sottile (u scannatùrё), la carotide dell'animale tenuto fermo da almeno sei o sette uomini robusti. Una volta trafitto il collo del porco, viene per prima cosa recuperato il sangue con il quale si farà il sanguinaccio. Dopo poco il maiale muore dissanguato consentendo a coloro che lo trattengono di tirare un respiro di sollievo, quando infatti il colpo mortale non è ben assestato il povero animale si dibatte a lungo tra atroci sofferenze e urla strazianti». Spettacolo particolarmente cruento, tipico dei paesi madoniti (ma anche di altre aree siciliane) era nel passato la scanna di capretti e agnelli che si faceva periodicamente nelle grandi masserie: «In un batter d'occhio – racconta Cristoforo Grisanti – i garzoni portan quivi scodelloni e caldaie, i macellai, aiutati, se occorra dai pastori, con coltelli lunghi o sottili prendono posto in siti diversi, e, in due o tre ore, centinaia di vispi animaletti che saltellavano e belavano allegramente, sono colla massima indifferenza scannati [...] quei tanti ventricoli vengono pazientemente riempiti del sangue che era stato conservato, legati al sommo, immersi nell'acqua bollente, estratti, dopo intostiti, messi a raffreddare, e gli intestini più stretti attorcigliati intorno ai più lunghi [...] ed eccoti le famose stigghiole [...] Lavatisi tutti e puliti, pecorai e garzoni, il curatolo che non è meno stanco degli altri, invita tutti, compresi i compratori, a riposarsi e mangiare nella masseria', e tosto ciascuno siede e mangia del pane suo con pezzi di sangue ancora tiepido e stigghiole dagli allegri garzoni cotte sulla bragge o cenere calda non importa [...] e i cani, irrequieti e dimenando le villose code, fuori van pescando qualche avanzo e lambendo qua e là fin le gocce di sangue cadute». Scene come queste possono provocare disgusto a noi che viviamo nel terzo millennio; e non è da escludere che lo dessero anche a non pochi individui delle generazioni passate. Sta di fatto che il sangue era considerato un alimento importante, specialmente per le persone denutrite. Non a caso l'anemia si curava con grossi bicchieri di sangue che gli addetti ai macelli comunali non negavano mai a chi lo chiedesse. Spesso erano gli stessi medici a consigliare agli ammalati di rivolgersi al macello. E non si creda che nella Sicilia arcaica si consumasse solo sangue di animali uccisi; era apprezzato anche il sangunazzu di vistioli, frutto dei salassi che periodicamente si praticavano ai buoi e alle vacche: «rozzo cibo», ammetteva Cristoforo Grisanti, ma pur sempre «grazia di Dio» da dividere con parenti e amici. Se, per sgravarsi del «sangue vecchio», i bovini e gli equini offrivano le vene alla balestra del maniscalco o dello stesso contadino, gli uomini si facevano salassare dal barbiere almeno una volta all'anno, preferìbilmente il giorno di san Valentino, a Palermo. «Altrove – cito Giuseppe Pitrè – era divozione fare altrettanto in certe solenne festività dell'anno; com'era consuetudine il farlo all'entrare di ogni nuova stagione in certi giorni designati, a luna nuova e non so con quali condizioni fìsiche o metereologiche». Il salasso era ritenuto efficacissimo nella cura della pleurite, della polmonite e di tante altre malattie. Per taluni mali erano invece preferite le mignatte, allevate e applicate, nemmeno a dirlo, dal barbiere. Tralasciando le innumerevoli pratiche magiche connesse al sangue e gli antichi tabù radicati nelle campagne meridionali fin dai tempi di Plinio e di Columella, è appena il caso di ricordare, sia pure di sfuggita, i rituali di autoflagellazione nelle comunità rurali. La letteratura agiografica dei secoli XVI e XVII è prodiga di informazioni in proposito: uomini e donne in odore di santità che durante la Settimana Santa si laceravano le carni; prediche di quaresimalisti che si concludevano con vesti stracciate e isteriche processioni di autoflagellanti. Nato nella terra arsa dei tarantolati, dotato del potere della levitazione, san Giuseppe da Copertino nel corso della sua vita terrena si disciplinò tanto da farsi prosciugare fino all'ultima goccia di sangue. In compenso salvò più volte i campi dalla siccità. Memori, forse, dell'antico esempio del Santo pugliese, ancora nel 1975, in un paesino del Sannio circa trecento persone, che partecipavano a una processione per impetrare la pioggia, «si sono flagellate per ore secondo precise modalità condivise dall'intero paese». Miracoli di fede contadina! Miracoli universali, considerato che anche in Abissinia si faceva scorrere il sangue per far piovere. Naturalmente ai nostri giorni non ci si flagella più per muovere a compassione Giove Pluvio. Ma qualche processione per impetrare la pioggia, con i preti in cotta e stola e gli stendardi delle confraternite, ogni tanto s'inscena ancora nei comuni della Sicilia interna, specialmente nei periodi di prolungata siccità. Non è forse, anche questa circostanza, spia di una concezione del mondo e della vita affermatasi in condizioni di estrema precarietà esistenziale? Concezione del mondo, cultura contadina criticabile quanto si vuole, ma comunque pregnante di valori, non ultimo dei quali quello della solidarietà, come dimostra la presenza in queste manifestazioni di persone estranee al processo produttivo agricolo.

mercoledì 4 dicembre 2013

Anche a Marineo l’8 dicembre io voto perché le primarie sono aperte


di Barbara Cangialosi
MARINEO. Si svolgerà l’8 dicembre, anche a Marineo la votazione per eleggere, nel Partito Democratico, il Segretario Nazionale e candidato premier e la sua Assemblea Nazionale.
Bisognerà scegliere tra i tre candidati, Civati, Cuperlo e Renzi, che sono stati scelti dagli iscritti di tutta Italia. Il seggio verrà aperto presso la sede dell’Auser sita in Piazza Inglima, a partire dalle ore 8:00 e sino alle ore 20:00 della medesima giornata. Hanno diritto di voto i cittadini e le cittadine, elettori ed elettrici che abbiano già compiuto 16 anni. I ragazzi tra i 16 e i 18 anni, gli studenti, i lavoratori fuori sede e i cittadini temporaneamente fuori sede per motivi personali, potranno registrarsi all’albo, dal 20 novembre al 6 dicembre (fino alle ore 12:00) attraverso il sito www.primariepd2013.it, nel quale è possibile inoltre trovare il seggio più vicino; tutti i votanti dovranno accettare di essere inseriti nell’albo degli elettori delle Primarie. Ai votanti tesserati PD 2013 il contributo partecipativo sarà totalmente gratuito. I non tesserati potranno partecipare alla votazione registrandosi (al sito o al seggio), presentando documento di identità, Tessera Elettorale e verrà richiesto loro un contributo di 2€ per le spese organizzative dell’iniziativa. L’iniziativa delle primarie, che nel 2012 sotto il nome “Italia. BeneComune” ha portato al voto oltre 3 milioni di persone grazie ai tanti volontari che hanno organizzato i seggi elettorali in tutta Italia, rappresenta un tassello molto importante del percorso che ha reso possibile il rinnovo di tutti gli organi del Partito, a livello locale, provinciale e nazionale.

martedì 3 dicembre 2013

Bolognetta, la scuola media vota il Sindaco e il Consiglio dei Ragazzi


di Piazza Marineo
BOLOGNETTA. L'Istituto Comprensivo Marineo-Bolognetta, sezione di Bolognetta, si prepara all’elezione del nuovo Sindaco e del nuovo Consiglio dei Ragazzi (2013/2014).
Giorno 29 si sono tenuti i comizi nell'aula Magna alla presenza dei docenti, degli alunni e dei genitori. Gloria Vitrano e Gaspare Sorrentino, candidati alla carica di sindaco dei ragazzi, hanno illustrato con ammirevole disinvoltura e precisione il loro programma. Il 5 dicembre è il giorno fissato per la votazione. Questo fa seguito a tutto un percorso preparatorio all’interno dell'istituto scolastico di Bolognetta e portato avanti dalla prof.ssa Maria Macchiarella, referente per la legalità, e dal dr. Rino Greco, conduttore da sei anni del progetto/azione "Vivere la Legalità". Tale percorso ha visto l’organizzazione di una serie di incontri con gli studenti al fine di far conoscere loro l’attività del Sindaco e del Consiglio dei Ragazzi e le modalità di candidatura che porteranno all’elezione dei due organismi. Sono state presentate due liste, composte da un aspirante sindaco e dodici candidati, due per ogni classe. Gloria Vitrano capeggia la lista n.1. Il suo motto è "Insieme per una Scuola migliore" dentro il logo rappresentato da "Due adulti con un bambino al centro attorniati da libri, bandiere, note musicali". Gaspare Sorrentino guida la lista N.2. Il suo motto è "Volare verso il futuro" dentro il logo rappresentato da "Mani che sostengono il globo alato". L'iniziativa assume il significato e il valore educativo di fare dei piccoli cittadini di oggi, adulti consapevoli di domani, con un accresciuto senso di appartenenza al proprio territorio in grado di implementare nella quotidianità i diritti di cittadinanza.

lunedì 2 dicembre 2013

Primarie Pd, Franco Ribaudo in lista con Cuperlo per l’Assemblea nazionale


di Piazza Marineo
MARINEO. Lunedì 2 dicembre alle 17, all’hotel Conchiglia d’Oro (via Cloe) a Mondello, presentazione dei candidati del Pd all'Assemblea nazionale inseriti della lista di Gianni Cuperlo. 
Per la provincia di Palermo sono candidati: Antonio Rubino, dirigente PD, Magda Culotta, parlamentare nazionale e sindaco di Pollina, Franco Ribaudo, parlamentare nazionale, Rosalinda Zangara, casalinga, Aldo Imperiale, pensionato Poste Italiane, Manuela Abate, esperta di fondi comunitari, Maurizio Milone, consigliere comunale, Angela Di Girolamo, procuratore legale. Della lista fanno parte per la città di Palermo: Antonello Cracolici, parlamentare regionale, Mariella Maggio, parlamentare regionale, Rosario Filoramo, consigliere comunale, Caterina Altamore, insegnate, Cristina Cicala, dipendente regionale, Rosario Arcoleo, dipendente APS, Ernesto Morabito, insegnante.

venerdì 29 novembre 2013

Marineo, con il passaggio da Tarsu a Tares le bollette sono raddoppiate


di Angela Costa (Gruppo Pd)
MARINEO. Convocato con urgenza il consiglio comunale per l’approvazione delle nuove tariffe Tares (Tributo comunale sui rifiuti e sui servizi), abbiamo da subito evidenziato l’insostenibile rincaro delle bollette che, in molti casi, le famiglie di Marineo riceveranno raddoppiate.
Noi consiglieri di opposizione del Pd e di Esperienza e rinnovamento abbiamo chiesto, pertanto, note più chiare ed esplicative, avendo trovato grandi differenze tra i nostri calcoli e quelli degli uffici comunali. Nella seduta di rinvio, abbiamo poi evidenziato che le nuove tariffe applicate sono insostenibili per l’economia della nostra comunità, soprattutto per le famiglie numerose che già affrontano con grande difficoltà i costi dell’educazione e del mantenimento dei figli. Abbiamo così chiesto all’amministrazione comunale di non applicare la nuova Tares e mantenere anche per il 2013 la Tarsu, come hanno già fatto tanti altri comuni virtuosi italiani. In questo modo si sarebbe potuta evitare la stangata di fine anno. Purtroppo, nel breve tempo a disposizione, l’incompetenza o la mancata volontà della maggioranza consiliare che coadiuva il sindaco Barbaccia, non hanno permesso a molti consiglieri di fare un attento esame dei numeri. Come è possibile vedere nella tabella allegata, una famiglia con 4 componenti e 100 mq di abitazione, che con la Tarsu 2012 pagava 260 euro, adesso con la Tares pagherà 414 euro. Un'altra famiglia con 5 componenti passa da 260 euro della Tarsu a 484 della Tares. Con 6 componenti si passa addirittura da 260 a 538 euro. Rincari di 61 euro e di 121 euro per ogni 100 mq di abitazione anche per i nuclei familiari di 2 e 3 componenti. Con le nuove tariffe dei rifiuti, la nuova amministrazione regala 8 euro a chi vive da solo, ma toglie di fatto quel poco di serenità portata dalle feste natalizie alle famiglie numerose. E quest’anno i vicchiareddi dovranno faticare non poco per strappare un sorriso ai nostri bambini.

giovedì 28 novembre 2013

Marineo, presso R7 e MD giornata della colletta del banco alimentare


di Piazza Marineo
MARINEO. Sabato 30 novembre sarà la Giornata della colletta del banco alimentare.
I volontari della Caritas parrocchiale e di MarineoSolidale onlus saranno presenti nei supermercati R7 e MD Discount per raccogliere gli alimenti da destinare alle famiglie in difficoltà assistite a Marineo. Sono oltre cento le famiglie che da alcuni anni ricevono un sostegno concreto grazie alla convenzione stipulata dalla Caritas Parrocchiale e MarineoSolidale onlus con il Banco Alimentare. In tempi di crisi, come quelli che stiamo vivendo, molti nostri fratelli stentano ad assicurare alle proprie famiglie anche la disponibilità dei generi di primaria necessità. Grazie alle due distribuzioni mensili ed al lavoro dei volontari viene garantito a questi nostri fratelli una scorta di alimenti che li aiuta nella gestione dei bisogni delle rispettive famiglie. Vi aspettiamo numerosi per contribuire alla raccolta e, se vorrete, per dare una mano alle attività.

mercoledì 27 novembre 2013

Guida Pasticcerie del Gambero Rosso: premio speciale a Carmelo Sciampagna


di Piazza Marineo
MARINEO. E' la Pasticceria Veneto a Brescia a guidare la top ten della classifica della terza edizione di Pasticceri&Pasticcerie del Gambero Rosso, la guida nata con l'intento di valorizzare il mestiere del pasticcere, presentata oggi alla Città del gusto. 
Ma tra i premi speciali il Pasticcere emergente 2014 è Carmelo Sciampagna, di Marineo, che nonostante la giovane età può vantare una formazione di alto livello e una brillante carriera che lo hanno portato ad aprire un'omonima pasticceria dallo stile fresco e moderno. Lo stile vincente, secondo i curatori della rassegna, sembra l'attenzione al territorio, puntando al buono e al sano, e un interesse sempre più forte nei riguardi delle intolleranze alimentari, nuovo terreno di "sfida" per i pasticceri. Dieci Tre Torte, personalità diversissime fra loro, ciascuno espressione dell'incredibile varietà della pasticceria italiana, da Nord a Sud. Tra i siciliani premiato anche il miglior sito web alla pasticceria Di Pasquale di Ragusa. Infine, il premio speciale ''i classici di domani'', per l'interpretazione più originale di un grande dolce italiano, è stato assegnato a Andrea De Bellis, della pasticceria De Bellis di Roma con il suo Millefoglie Bar, versione pret à porter da consumare al banco come un caffè.

martedì 26 novembre 2013

Radio Studio Centro, a Marineo ciclo di conferenze su giovani e famiglie


di Piazza Marineo
MARINEO. “Insieme per capirci qualcosa…”, a Marineo un ciclo di conferenze di Radio Studio Centro sui problemi dei giovani e delle famiglie.
Gli incontri, organizzati dalla redazione giornalistica della radio, si terranno presso il teatrino scolastico di piazza Garfield e Lodi (scuola elementare) e saranno curati dal dott. Carlo Greco, pediatra, dalla dott.ssa Francesca Salerno, assistente sociale e assessore alle Politiche sociali del comune di Marineo e da alcuni esperti dell’Asp 6 di Palermo, moderati da Maria Antonina Rubino, direttore dei programmi dell’emittente. Il primo incontro si terrà martedì 26 novembre, alle ore 16.30, e tratterà della "Crisi del ruolo educativo della famiglia e le responsabilità educative". Nel corso dell’incontro, al quale parteciperanno anche il prof. Giovanni Puma, docente di lettere presso la scuola media di Marineo e il parroco don Leoluca Pasqua, si parlerà di varie problematiche e delle difficoltà che deve affrontare la famiglia moderna. Gli incontri si potranno riascoltare all’interno della rubrica “Domenica Cultura” in onda ogni domenica dalle ore 9 in poi (Fm 102,500 e on-line), con replica il mercoledì dalle ore 24.

lunedì 25 novembre 2013

Le vie dell'olio tra passato e futuro: dieta, medicina, mito e religione


di Pippo Oddo
MARINEO. «Qui c'è un albero non piantato dalla mano dell'uomo, germe nato da sé medesimo, e verdeggia abbondantemente in questa terra: l'olivo dalle foglie glauche [...] che mai rapace vecchio o capo devastatore estirperebbe con le proprie mani poiché ad esso guardano gli dei del mondo dagli occhi chiari».
Così Sofocle in Edipo a Colono. Ma non era soltanto lui, nell'antica Grecia, a ritenere sacro l'ulivo. All'origine di questa credenza c'è una leggenda. L'onnipotente Zeus amava mettere in competizione i suoi parenti più stretti. Un giorno promise il dominio della terra a chi, tra gli dei dell'Olimpo, gli avesse presentato il dono più utile all'umanità. Si fece allora avanti suo fratello Posidone che, affondando il tridente nella roccia, fece sgorgare l'acqua del mare consentendo così agli Ateniesi di navigare a distanza e dominare il mondo. Ma Zeus, che pure aveva un debole per gli Ateniesi, non se la sentì di assegnare la vittoria al fratello: volle mettere alla prova sua figlia Atena, prima di pronunciarsi. Questa cominciò a percuotere la terra ordinandole di produrre un albero nuovo e meraviglioso. Detto fatto: nacque l'olivo. Ebbro di gioia, Zeus dichiarò chiusa la gara e consegnò la palma alla figlia, sentenziando che mai dono divino sarebbe stato più utile all'umanità. Leggenda per leggenda, perché non ricordare anche quella di Aristeo? Si tramanda che fu questo semidio nomade, figlio di Apollo e di Cirene, a diffondere la cultura dell'olivo in tutto il bacino del Mediterraneo. Peccato che gli Ebrei non ci credano. Vuole infatti una vecchia leggenda ebraica che quando morì Abramo gli trovarono tra le labbra tre semi, dai quali poi nacquero il cedro, il cipresso e l'olivo. L'albero «dalle foglie glauche» sarebbe quindi nato nella Terra Santa, per i figli d'Israele. Lo stesso popolo eletto è definito da Geremia «ulivo verde, maestoso». E non è privo di significato il fatto che ad annunciare a Noè la fine del diluvio universale sia stata una colomba «con una fronda novella di olivo nel becco». Di grandissima considerazione ha sempre goduto anche presso i Cristiani la pianta dalla chioma sempreverde, se è vero che la croce di Cristo fu costruita con legno d'olivo e di cedro. Altrettanto sacra e considerata dall'Islam. Il Corano la considera infatti albero centrale, simbolo dell'uomo universale, del Profeta. Insomma, l'olivo è sempre riuscito a conciliare l'inconciliabile: profeti e sacerdoti pagani, Cristo e Maometto, Ebraismo, Cristianesimo e Islamismo. Miti e leggende sono fioriti ovunque a profusione sull'olio e sull'olivo. E così i riti che, al di là della facciata, accomunano popoli assai diversi per lingua e religione, storia e concezione della vita: popoli che all'albero benedetto attribuiscono una grandissima ricchezza simbolica, facendone di volta in volta emblema di pace, fecondità, giustizia, sapienza, forza, purificazione... Se nell’Iliade Achille fa ungere di olio il cadavere di Ettore, prima di restituirlo a Priamo, nel sacramento dell'estrema unzione il sacerdote somministra olio santo a chi sta per congedarsi dal mondo. Commentando i riti funebri cristiani, lo pseudo Dionigi ricorda che «dopo il saluto, il sacerdote spande olio sul defunto». Aggiunge che «nel sacramento di rigenerazione prima del battesimo, quando l'iniziato si è totalmente spogliato delle vecchie vesti, la prima partecipazione alle cose sacre consiste nell'unzione di olio benedetto. E al termine della vita è ancora l'olio santo che si sparge sul defunto. Per l'unzione del battesimo si chiama l'iniziato all'agone dei combattimenti sacri; l'olio versato sul defunto significa che egli ha compiuto la sua carriera e messo fine alle sue lotte gloriose». È opinione diffusa che l'unzione con l'olio d'oliva faccia risaltare muscoli: ne facevano largo uso gli atleti ellenici e continuano a farne, ovunque nel mondo, quelli dei nostri giorni. Nell'Africa del Nord, ma anche in altre regioni mediterranee, da sempre i contadini usano oliare il vomere prima di affondarlo nel suolo, forse in onore all'Invisibile e alla stessa Madre Terra, i cui frutti nutrono il genere umano e ne assicurano la sopravvivenza. All'olio e all'olivo si attribuiscono poteri straordinari persino in Estremo Oriente. I Cinesi, per esempio, credono che il legno d'olivo neutralizzi l'effetto letale di taluni veleni. Nel Mediterraneo l'olio ha addirittura assolto per millenni alla funzione di corsia privilegiata per il Paradiso. Basti pensare a quanto se n'è consumato per illuminare templi, chiese, sinagoghe e moschee. Un versetto coranico recita: «Il Dio! Egli è luce in cielo e in terra, e la sua luce è come quella di una nicchia: la lampada si trova serrata in cristallo come astro di splendore, rimane accesa grazie all'olio, pianta benedetta, questa pianta è l'ulivo. L'olio farebbe risplendere la luce anche se ne non la toccasse il fuoco, mai». La lucerna ad olio è forse l'unico manufatto di uso domestico che si costruisce ininterrottamente dalla preistoria ai nostri giorni: viene ancora usata come lampada votiva. È, insomma, l'emblema dell'homo sapiens perché ha consentito ai nostri antichi progenitori di vincere il terrore delle tenebre. Anche per questo l'olio è ritenuto sacro, ma soprattutto perché l'inizio della sua coltivazione coincide con la nascita dei villaggi contadini e la conversione alla vita sedentaria delle prime comunità nomadi. Sulla regione d'origine dell'olivo ci sono varie opinioni. Una vuole che esso, originario dall'Asia Minore, sia stato introdotto in Grecia e da qui in Italia e nel Mediterraneo. Un'altra individua l'area di provenienza nella regione compresa tra i monti a sud Caucaso, le pendici dell'altipiano iranico e le coste della Siria e della Palestina. È risaputo però che l'ulivo si è sempre innestato sull'oleastro, che vegeta spontaneamente in quasi tutto il bacino del Mediterraneo. In Sicilia, per esempio, esistono ancora piccole aree residue di foresta naturale e tanti toponimi che ne attestano inconfutabilmente la presenza fin dal primo mattino del mondo: Ogliastro, Ogliastrello, ecc. A ogni buon conto, i primi scrittori di cose siciliane confermano che, almeno in epoca classica, nell'Isola l'olivo era largamente coltivato ed aveva una grande rilevanza economica e paesistica. A detta di Tucidide e di Diodoro Siculo, nelle colline a ridosso di Siracusa e di Agrigento, con le sue foglie argentate, l'albero benedetto conferiva alla campagna un'immagine di raro benessere; l'olio si esportava. Sotto i Romani l'olivicoltura è stata forse ridimensionata (per destinare le aree di risulta alla produzione del grano necessario a nutrire i cittadini dell'Urbe), ma non è certo scomparsa, a giudicare dalla grande quantità di anfore olearie rinvenute in fondo al mare a poche miglia dalle costa siciliana. I Romani d'altronde apprezzavano l'ulivo, tant'è vero che lo diffusero in tutto il Nord Africa, fino al confine del deserto, e istituirono la cosiddetta Arca olearia, una sorta di moderna Borsa dove si trattavano grosse partite d'olio d'oliva. L'olivicoltura fu poi rilanciata dai Bizantini e dagli Arabi; sopravvisse ai dominatori nordici, che pure facevano largo uso di grassi d'origine animale. Nel Cinquecento assurse alla dignità di coltura specializzata, come risposta alla crisi degli allevamenti di suini determinata dagli scriteriati disboscamenti che fecero quasi scomparire la produzione di ghiande. Un'area di significativa espansione fu, nel Cinquecento, il Marchesato di Geraci, stando almeno a quanto si può leggere nel libro-inchiesta I contadini di Sicilia di Sidney Sonnino: il marchese «allo scopo di arricchire le città e le terre per attirarvi maggiore popolazione, dava a chiunque il permesso di innestare gli oleastri, che qui crescono dappertutto spontanei, e di far proprie le piante di ulivo». Proprie, per modo di dire. In forza del diritto dei nozzoli, i contadini erano costretti a molire le drupe esclusivamente nei trappeti del marchese; «le olive – spiega Orazio Cancila – già macerate sotto il torchio non dovevano che ricevere tre colpi di pressa per cacciare parte dell'olio». Il resto, che non era poco, restava assieme alla sansa al padrone. Abolito nel 1785 dal viceré Caracciolo, il diritto dei nozzoli fu ripristinato l'anno dopo dal suo successore, principe di Caramanico. E, quando furono soppresse le angherie feudali, si istituirono I gritti di lu trappitu (di cui erano beneficiari i frantoiani), che pesavano sugli agricoltori più degli stessi diritti dei signori feudali. Aveva ragione Salvatore Salomone Marino: 'Ntra trappitu, trappiteddu e trappitara, ogghiu mancu ni portu 'na quartara. Era il lamento del contadino olivicoltore che dopo un anno di lavoro portava a casa poco olio. Senza considerare che non poteva sottrarsi al dovere di pagare, già dentro i locali del frantoio, il contributo in natura per la festa del Patrono. Ciononostante, il coltivatore siciliano non si è mai stancato di piantare e coltivare olivi. Li cura amorevolmente, quasi fossero persone. Nelle aziende capitalistiche il monte giornate impiegato nella raccolta delle olive era generalmente distribuito per l’80% alle donne e ai fanciulli e per il 20% agli uomini; e, se dobbiamo prestar fede alle parole di Giuseppe Pitrè, la manodopera femminile era remunerata con salari di fame: «A due ore dal cominciamento della fatica, le più agiate della ciurma mangiano un grano di pane, qualche volta accompagnato con un pochino di cipolla e qualche oliva passa. Le altre, che si rimangono a dente asciutto, fingono di non vederle; e se da quelle invitate siano a partecipare del loro, abbassano la testa e rispondono aspramente: obbligata!». Nell’ex contea di Modica, i raccoglitori di olive d’ambo i sessi dormivano in promiscuità in un magazzino della masseria: «tutti si stendono su d’uno strame coprendosi ciascuno dei propri abiti e le donne delle loro vesti, sovente umide». Dopo una lunga giornata di lavoro, «ricevono ciascuno in una ampia scodella una minestra di fave, metà della quale vien conservata pel domani, due ore prima dell’alba». Ma, per quanto trattate male, le raccoglitrici di olive non si stancavano mai di ringraziare il padrone che le aveva assunte, né di pregare l’Altissimo per propiziare nuove annate di carica; tanta era la paura di perdere quella misera fonte di reddito! Dall'olivo non si ricava solo l'olio. Parte dei suoi frutti, appositamente curati, integrano l'alimentazione umana. Un tempo erano addirittura quasi il solo companatico della povera gente. La sansa alimentava forni, bracieri e focolari; la morchia si barattava col sapone. I polloni del portainnesto servivano per costruire ceste, panieri e altri oggetti di uso agricolo e domestico; dai tronchi si ricavavano mobili indistruttibili e stupende sculture; dai rami giocattoli e arnesi di lavoro. L'olio d'oliva era fra l'altro ritenuto il toccasana di molti mali: ogghiu cumuni sana ogni duluri, recita un vecchio detto popolare. Talune malattie si curavano però con oli speciali come l'ogghiu di piricò, ossia olio d'oliva aromatizzato da «fiori e foglie d'iperico raccolti nella notte di San Giovanni». Non c'era male che potesse resistere di fronte all'olio d'oliva, se arricchito da talune essenze naturali come la ruta, quando bisognava curare l'isteria, o il succo di limone, nel caso di molte altre malattie, compreso il colera. E non si dimentichi che la medicina omeopatica tuttora fa largo uso del prezioso liquido estratto dalla drupa olearia. Le vie dell'olio, come quelle del Signore, sono insomma infinite. Dall'alimentazione alla cosmesi, all'industria farmaceutica... ovunque sembra che stiano per dischiudersi spazi davvero interessanti per la valorizzazione dell'olio d'oliva. Né si può ragionevolmente temere che il provvidenziale grasso vegetale perda parte della sua importanza man mano che si consolidano le logiche del villaggio globale. Anzi, tutto lascia ritenere che l'olio d'oliva debba ricevere nuovi importanti apprezzamenti proprio dai mercati lontani dall'area di produzione. A farmi radicare in questa convinzione è soprattutto il successo che ogni giorno di più registra la dieta mediterranea, che com’è noto ha tra i suoi capisaldi l’olio d’oliva, ormai da molti anni apprezzato anche da tanti uomini e donne dei paesi nordici, già consumatori di grassi insaturi e oli di semi vari.

venerdì 22 novembre 2013

1893. L'inchiesta: anche i fatti di Marineo in un film sui Fasci siciliani


di Piazza Marineo
MARINEO. Racconterà anche fatti di Marineo il film “1893. L’inchiesta” sul movimento dei Fasci Siciliani dei Lavoratori che, tra il 1891 ed il 1894, scosse con le sue rivendicazioni di giustizia sociale l’opinione pubblica nazionale ed europea.
La pellicola uscirà nel 2014, in occasione del 120° anniversario dei moti. Regista e autrice del soggetto e della sceneggiatura è Nella Condorelli, giornalista e documentarista siciliana. La narrazione prende le mosse dall’inchiesta giornalistica sul movimento dei Fasci dei lavoratori realizzata nel 1893 da Adolfo Rossi, inviato di punta del quotidiano romano La Tribuna. Alla vigilia della sanguinosa repressione del movimento da parte del governo Crispi, viaggiando per mezza Sicilia a dorso di mulo, Rossi scoprì che i Fasci erano centinaia, diffusi su tutto il territorio regionale, visitò le sedi sino ai più remoti paesi. Con grande modernità, separando i fatti dalle opinioni, Adolfo Rossi restituì le cronache di un sollevamento rivoluzionario – la prima rivolta sociale dell’Italia unita, repressa nel sangue – che oggi la storiografia internazionale considera seconda per importanza solo alla Comune di Parigi, ma di cui sembra restare poca traccia nella memoria nazionale. Il giornalista, uomo del nord e liberale, scoprì che erano le donne ad animare a migliaia il cuore del movimento e ne rimase sconvolto e affascinato. “Non immaginavo di trovare rozze contadine esprimersi con tale proprietà”, scrive in una cronaca del 16 ottobre 1893, citata anche ne La corda pazza di Sciascia che vi rievoca lo sfruttamento e le rivendicazioni popolari. L’inchiesta di Rossi, che all’epoca suscitò un gran dibattito in Parlamento, tradotta e diffusa anche all’estero, rimane l’unica testimonianza diretta di quei fatti, e riserva sorprese che riguardano anche l’attualità.